22 Luglio 2011

Maratona dles Dolomites: "Giulian" dobbiamo dirlo noi...

Una manifestazione unica raccontata dalla "pancia" del gruppo da un nostro inviato-ciclista

Servizio speciale di Gabriele Pezzaglia

CORVARA - Venticinque volte "Giulian", che il ladino vuol dire grazie. "Giulian". Così c'è scritto dappertutto, così il comitato organizzatore della Maratona Dles Dolomites ringrazia i quasi 9.500 partecipanti, divisi per quarantacinque nazionalità, record assoluto della corsa. "Giulian de cor", grazie di cuore, dice il patron dell'organizzazione, Michil Costa ai giornalisti nella conferenza stampa:  «Giulian di scrivere un altro pezzo di storia della Maratona, di essere parte di un quarto di secolo di questa manifestazione». Giulian tuttavia dovrebbero dirlo i giornalisti, i partecipanti, i tifosi, tutti insomma quelli che hanno assistito a questa rassegna eccezionale, unica.

Certo, aver come scenario il palcoscenico mozzafiato delle Dolomiti con le sue vette come alpine cattedrali di silenzio, i suoi passi che sono ascese mitologiche espressione di ciclismo eroico, la la vegetazione circostante, a volte dolce e bucolica, a volte lunare e granitica, è più facile. «'Non c'è da inventarsi più di tanto» ripete spesso Costa con umilità, ma la valorizzazione della natura e della corsa non è poca cosa. E non è poca cosa l'affermare e il convincere del fascino unico delle Dolomiti, attenti bene, non solo della Badia, perché Michil è ladino "integrale".

Non è facile insomma comunicare così bene queste ricchezze, ma Costa e i suoi ci riescono con disarmante naturalezza ed efficace professionalità. Giulian allora dobbiamo dirlo noi tutti. La partenza come sempre da La Villa, ma preferiamo chiamarla in ladino, La Ila. Una frazione di Badia, sulla strada verso Corvara. Un paesino che è famoso due volte. D'inverno per il gigante più famoso della Coppa del Mondo di sci, in estate perchè ospita la partenza della Maratona.

Alle 6 in griglia, alle 6.30 la partenza. Non fa freddo per fortuna, e i cicloamatori, divisi meticolosamente in griglie, aspettano religiosamente la partenza. Tutti 'sentono' la gara, o meglio l'evento. Ognuno con le proprie aspettative, ognuno pronto per la propria sfida. Ognuno si sofferma sugli ultimi dettagli, su quel mezzo silenzioso che porterà l'esercito dei 9.000 fra i passi da leggenda. Ognuno con il proprio silenzio, con i dubbi e con la consapevolezza comune di un'altra avventura. "Diversamente uguali", sono i 9.000 per Michil. Si parte. Tre percorsi, come sempre. Il Sella Ronda da 55 chilometri poi il "medio" di 108 e il "lungo" di 136: rispettivamente 1.800, 3.000 e 4.100 metri di dislivello. Si parte all'attacco del Campolongo. Si sale e si scende. Pianura? Nulla, nemmeno mezzo metro. Ci si veste e ci si sveste, si soffre e ci si rilassa, comunque sempe pocho perchè in picchiata la concentrazione è massima. Poi c'è Pordoi, Sella, Gardena. Si arriva a Corvara, il Sella Ronda, chiamarlo 'corto' è ruduttivo, finisce qui. Ma è sul Sella Ronda che ci sono tutti i 9.000, che leggi meglio la Maratona. La salità è come uno specchio della verità.

Ci sono tutti, ce n'è per tutti i gusti. Un denominatore comune c'è: la sofferenza, che tuttavia è ciclistica e quindi non assolutamente triste. Chi sale agile con spirito agonistico, pe fare il tempo, chi sale agile e ha la forza di ammirare le bellezze circostanti. C'è chi, e sono tanti, che curvi sul manubrio e volenterosi, soffrono in salita con l'obiettivo di terminare la loro impresa. Fanno fatica a rendersi conto di quello che c'è intorno, ma sanno bene che all'arrivo, oltre a raccontare un'impresa sui pedali, avranno la forza di raccontare sensazioni ed emozioni dolomitiche.

Ci sono quelli con le bici griffate, di ultima generazione, vestiti di tutto punto. Aspetto quasi da corridore "vero", depilati, abbronzati, quasi cattivi. Poi ci sono quelli con bici datate, raffazzonati nell'abbigliamento, pelosi. Comunque grintosi. Ci sono quelli che si alimentano con i gel e le barrette, quelli che invece si fermano al rifugio e si fanno panino e Coca Cola. Ognuno diverso, ma uguale, diversamente uguali insomma. La Maratona dles Dolomites è una miscela di approcci e di atteggiamenti. Per questo è unica.

A Corvara termina il Sella Ronda, poi chi continua affronta ancora il Campolongo. Il "medio" successivamente il Falzarego per poi tornare a Corvara, chi fa il "lungo" anche Giau e Valparola. Chilometri e dislivello, passione e dedizione. I "diversamente uguali" si cimentano in percorsi differenti, ma il senso dell'impresa non cambia: sfidare le ascese dolomitiche, in comunione con la natura magnifica che accompagna l'impresa. Un'esperienza che capisci non subito, ma dopo, a freddo, rigenerato, nel silenzio.

A "bocce ferme", a casa la sera o in ufficio il giorno dopo. Quando di imbatti nuovamente con il quotidiano. La Maratona dles Dolomites è un carico di energia. Una medicina da sommistare una volta all'anno. Per le gambe e per lo spirito.