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Sulla Parenzana21.03.2012Sulla Parenzana
28 Luglio 2011

Paolo Baioni: «Vi racconto come farò il giro del mondo sui pedali»

Il 3 agosto questo ingegnere aerospaziale mollerà tutto e partirà per un tour lungo 20.000 chilometri che percorrerà in 18 mesi. Aruotalibera.it lo seguirà nel suo peregrinare...


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Scoprire. Pedalando, e facendolo soprattutto in salita, è quasi normale scoprire. Un paesaggio mozzafiato, nuovo, o che per l’ennesima volta ti incanta. Un percorso alternativo, una strada mai esplorata prima. Puoi scoprire un’ascesa che ti sembrava dolce, credevi fosse pedalabile e quindi domabile, invece ti trovi davanti una rampa senza fine da scalare, da arrampicare. Scopri il profumo della vegetazione in primavera, i colori bruciati dell’estate dell’autunno e quelli cangianti dell’autunno.
Pedalando sul Passo della Cisa da Fornovo di Taro, ai piedi dell’Appennino parmense, alla volta della riviera della Versilia, Viareggio, ho scoperto ancora. Niente di naturale, semmai innaturale, sfiancante, faticoso, ma estremamente emozionante. Pedalo agile dopo il centro abitato di Cassio di Terenzio insieme al mio amico Felice, quando riprende la salita verso il Passo.
Mi affianco a Paolo, e scopro il suo eccezionale sogno che a breve sarà realtà. Paolo pedala con una mountain bike attrezzata per i lunghi viaggi, per quelli infiniti, quasi eterni. Sta per partire per il giro del mondo. Sta provando bici e carichi, si sta allenando. Consapevole di aver scoperto ancor, grazie sempre alla bici, non mi resta che farmi raccontare questa magica iniziativa.... Gabriele Pezzaglia Questo progetto è nato come un'evoluzione naturale del mio modo di viaggiare e di interessarmi al mondo. Una decina di anni fa ho scoperto l'arrampicata e l'alpinismo e queste attività mi hanno fatto scoppiare una passione per la vita outdoor. Ben presto le mie vacanze sono state sempre più improntate alla scoperta di spazi aperti e ascensioni particolari (Mongolia, Siberia, Groenlandia). Questo sguardo nuovo sul mondo mi ha naturalmente fatto cambiare opinione sulla vita spesso sedentaria e lontana dalla natura che l'uomo moderno conduce e mi ha portato a licenziarmi dal mio lavoro (ingegnere aerospaziale) una prima volta circa quattro anni fa per partire per due anni in cui mi sono dedicato alla mia passione per la montagna e in cui ho scoperto le gioie del viaggio in bicicletta attraverso un giro d'Europa che mi ha portato a pedalare in Italia, Slovenia, Croazia, Serbia, Bulgaria, Grecia, Turchia, Finlandia, Norvegia e Svezia (circa 6.000 chilometri).
 Questo viaggio ha avuto un impatto fortissimo su di me perchè mi ha fatto scoprire un ritmo di vita che mi si addice perfettamente, soprattutto in quei paesi in cui è facile dormire in un campo o in un bosco, in funzione della geografia e della cultura del luogo. Al ritorno mi sono detto che un giro del mondo in bibicletta era alla mia portata. Sono quindi tornato in Francia per lavorare un anno e mezzo circa e mettere da parte i soldi necessari a un viaggio intorno al mondo della durata di 18 o 24 mesi (15-20.000 euro tutto compreso).
 Così il momento è arrivato, mi sono licenziato di nuovo e il 3 agosto partirò per il primo dei tre continenti: l'Asia (gli altri sono Africa e Sudamerica).
Il motivo che mi spinge a partire in reltà non ha niente a che vedere con la bicicletta... La bicicletta è semplicemente la scelta naturale per visitare a fondo e in libertà i paesi che attraverserò. La media giornaliera sarà infatti molto bassa, 20.000 chilometri in 18 mesi cioè 35-40 chilometri al giorno il che dovrebbe permettermi di pedalare tra il 30 e il 50% del tempo effettivo di viaggio (una volta "rodato" percorro dagli 80 ai 120 chilometri al giorno a pieno carico, in funzione del dislivello e dello stato in cui si trova la strada che percorro).
 Questo significa che su 18 mesi, almeno 9 saranno di vera scoperta, senza la fatica di una giornata di bicicletta a rendermi meno recettivo su quello che vedrò e che sentirò.
Il vero motivo del viaggio è la voglia di scoprire nuovi popoli; sono molto attirato dall'antropologia, dalla sociologia e dal giornalismo quindi parto per scoprire come alcune etnie si siano adattate a condizioni climatiche particolari quando non decisamente avverse. Mi piacerebbe scoprire come le loro tradizioni e culture abbiano influenzato lo sviluppo e il passaggio all'era moderna se questo è già avvenuto o come lo influenzeranno se dovesse capitare un domani.
 Mi piace anche l'idea di rompere con gli schemi, mi piacciono i traumi. Mi piace, in modo leggermente narcisistico, far vedere che si possono abbandonare i confort quotidiani e che anzi, a volte è consigliabile per mantenere una certa apertura mentale (ovviamente si tratta della mia opinione personale). Mi piace poter mostrare che una persona qualunque può organizzarsi e liberarsi temporaneamente dal lavoro, pedalare sulla terra, andare a parlare con persone che vivono realta che noi non siamo più in grado di immaginare. E' importante per me fare tutto questo senza cellulare, senza computer, senza GPS e soprattutto senta assicurazione sanitaria per fare in modo che mi sia più difficile ritornare fisicamente o col pensiero a quella vita che devo cercare di scordare per poter capire meglio quello che mi aspetta.
Non parto quindi per fare turismo (non solo), non parto per fare delle foto ma per incontrare della gente e dare la possibilità alle persone che per vari motivi non possono permettersi di fare questo tipo di esperienza di averne un assaggio attraverso il mio libro (che dovrebbe essere pronto in contemporanea alla fine del viaggio o poco più tardi) e le mie riflessioni giorno per giorno. Entrambe le cose le diffonderò in rete in modo rigorosamente freeware. Paolo Baioni