12 Settembre 2011

Italia-Tibet: 14.000 km epici


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Due esploratori di vocazione, due bici e il mondo davanti a sé.

Marcella Stermieri e Bernardo Moranduzzo, modenese lei fiorentino lui, tutti e due di 29 anni, camminano insieme nella vita dal 2005, dopo essersi conosciuti nel sud dell'Irlanda.

Nel 2009 sono partiti da Modena, sempre insieme ma sui pedali. Destinazione: Tibet.

Hanno girato il mondo per un anno, macinando 14.000 chilometri e unendo con la loro bici città, villaggi, montagne e genti. Tra tempeste di sabbia e bufere di neve, deserti e campagne infinite, mari, isole e valichi alti più di 4.000 metri.

Un'avventura assoluta, spinti da una curiosità feroce e da quel pizzico di follia che hanno tutti i giramondo, soprattutto sui pedali. Le bici, stracariche di bagagli, fornellini e tende, sono diventate una magica macchina del tempo e dell'anima.

Marcella e Bernardo si sono tuffati, a ritmo lento, nei misteri di culture e luoghi remoti. Sono tornati a casa nell'ottobre del 2010 e del loro viaggio hanno lasciato due splendide tracce: un sito dove è possibile conoscere tutti i dettagli della cavalcata e un bel romanzo di viaggio "Dalla nebbia alle nuvole - in bici verso il Tibet" (in vendita anche on line dalle librerie Gulliver e Stella Alpina) che in forma letteraria racconta la vita passata sulle strade polverose del mondo, con l'aiuto e la compagnia di due bici.

Aruotalibera li ha raggiunti a casa, adesso che si preparano per una nuova, esaltante avventura. Felici di accompagnare i nostri lettori in un viaggio che fa sognare e... mette le ali ai piedi.

 

- Partiamo dalla fine, dal vostro libro "Dalla nebbia alle nuvole". Siete già alla seconda ristampa, segno che la vostra storia piace e vi leggono.

Bernardo: «Sì, abbiamo avuto ottimi riscontri. E' un libro autoprodotto e sta andando molto bene».

 

- Non è il classico diario di viaggio ma un racconto letterario in forma impersonale. Come mai?

Bernardo: «Mi piace scrivere, ho altri racconti alle spalle e ho scelto il romanzo usando la terza persona, perché mi piaceva l'idea di fare una cosa diversa dal diario e questo mi consentiva di parlare di Marcella. In altri modi, sarebbe stato difficile dare spazio a tutti e due. Marcella mi ha comunque aiutato nella stesura e nella rilettura. Nel romanzo siamo Riccardo e Pina».

 

- Ma quello che raccontate è tutto vero?

Marcella: «Sì, assolutamente sì, c'è tutto quello che abbiamo visto, sperimentato, provato».

 

- L'idea di partire per un viaggio lungo un anno come è scoccata?

Bernardo: «Un giorno Marcella mi ha detto "bisogna andare via". E abbiamo pensato di girare per sei mesi il Sud America. Poi, avendo già attraversato in bici la Turchia, abbiamo cambiato idea e pensato di continuare verso Est, fino a Lhasa».

 

- Un bisogno di scappare dalla routine?

- Marcella: «Innanzitutto, è stato un desiderio mosso dalla curiosità di conoscere. Poi c'è stata anche la voglia di staccare con gli schemi della nostra società».

 

- Un viaggio molto impegnativo, per gambe e testa...

Bernardo: «In realtà fisicamente recuperi presto, mentalmente invece sei messo a dura prova, perché ogni giorno devi fronteggiare gli imprevisti, trovare il posto dove accamparti con la tenda, ti senti vulnerabile, incontri popoli con cui non puoi comunicare ma devi solo sperare di farti capire in un modo non verbale, come per esempio in Cina, dove non ci sono punti di contatto con la nostra cultura».

 

- Perché avete scelto il Tibet?

Bernardo: «Ci ispirava, come per molti occidentali. Ma non siamo entrati esattamente nel Tibet, perché è chiuso ai viaggiatori indipendenti e devi appoggiarti a un tour operator, una soluzione che a noi non piaceva. Siamo arrivati fin dove ci è stato possibile, sull'altopiano tibetano, ai confini della Cina dell'Ovest. Ci è dispiaciuto non vedere l'Himalaya ma abbiamo comunque visto paesaggi grandiosi nella regione di Sichuan, con passi di montagna infiniti, oltre i 4.800 metri».

 

- Dopo la "dolcezza" di Creta, avete attraversato la Turchia e il Kurdistan, poi l'Iran e l'Asia Centrale (Turkmenistan, Uzbekistan, Tajikistan e Kyrgyzistan); avete pedalato lungo la Via della Seta e la Pamir Highway, tra valichi altissimi, deserti d'alta quota e laghi cristallini. Avete esplorato la regione uigura dello Xinjang, l'impressionante deserto del Taklimakan, le ex-province tibetane del Qinghai e del Sichuan. Che cosa vi ha sorpreso di più?

Bernardo: «La sorpresa più grande è stata trovare nell'Asia centrale un posto sicuro. Non ci siamo mai sentiti in pericolo e ovunque nella campagna siamo stati accolti con grande calore. Non ci hanno mai lasciato accampare ma abbiamo sempre trovato le porte delle fattorie aperte e ci hanno ospitato nelle loro case. Lì la vita vale tanto e c'è una fortissima attenzione per la persona. L'altra sorpresa è stato l'Iran, un Paese modernissimo e gentile, dalla profonda ospitalità, molto diverso dall'immagine politica che arriva a noi occidentali. Infine l'isola di Creta: deserta e calda, ci ha regalato in pieno inverno giornate dolcissime con bagni nel mare e notti sotto le stesse. Un angolo di paradiso».

 

- La bici vi ha aiutato a superare le differenze di cultura e di lingua?

Bernardo: «Di sicuro ci ha facilitato negli incontri, è un mezzo universale che si propone con rispetto e gentilezza. E in alcune aree geografiche è l'unico modo per arrivare in luoghi altrimenti inaccessibili. Un privilegio».

 

- Avete seguito una preparazione specifica per affrontare tanti chilometri, sterrati accidentati e Passi oltre i 4.000 metri?

Marcella: «No, non avevamo un allenamento particolare, quello te lo fai strada facendo. Siamo comunque due persone sportive che nel fine settimana si dedicano a diversi sport, non solo la Mtb ma anche l'arrampicata e il nuoto. Alla fine, in bicicletta, conta non avere fretta. Così riesci ad arrivare lontano».

 

- Un viaggio a due è un ottimo test per la solidità di coppia, in bici ancora di più. Come è andata a voi?

Bernardo (ride): «Abbiamo avuto 4-5 momenti di crisi, ma poi ci siamo ritrovati. Io, anche se stanco, tendo a tenere la testa bassa e a continuare a pedalare uscire presto da una situazione pesante, come la volta che siamo stati flagellati da una pioggia torrenziale. Marcella invece, se è spossata, ha bisogno di fermarsi, anche sotto l'acqua e non riesce a seguirmi».

Marcella: «Un'altra volta sono stata io a strigliarlo. Eravamo in tenda nel deserto, in Iran, nel bel mezzo di una tempesta di sabbia, così forte da riuscire a strappare i paletti con cui avevamo ancorato la tenda. Ne era rimasto uno solo e per la paura Bernardo ha cominciato a gridare. L'ho rimproverato e gli ho strillato di smetterla. Ha funzionato».

 

- Che bici avete usato? Come le avete attrezzate?

Bernardo: «Due normali Mtb in alluminio perché per andare in posti sperduti dove non c'è assistenza meccanica bisogna scegliere bici robuste e più "rudimentali". Quando in Turchia sono caduto in discesa per il vento fortissimo il cerchio si è storto. Meno male che avevo ruote da 26" e non da 28" perché altrimenti non avrei mai potuto sostituirlo. Altri consigli che mi sento di dare, per un viaggio come il nostro, è quello di dotarsi di ottimi portapacchi e borse perfettamente impermeabili (noi avevamo un carico di 35 chili), selle di alta qualità (rischi di pedalare anche otto ore al giorno e il fastidio lo senti, anche se poi ti abitui anche a modelli meno confortevoli) e copertoni rinforzati. Io sono partito con coperture normali e fino in Turchia ho forato diverse volte. Ogni foratura ti costa mezz'ora di tempo e immagina se succede sotto la pioggia, come è capitato a noi. Per fortuna ad Ankara ci hanno raggiunto le nostre madri e insieme alle torte ed altri "beni di conforto" ci hanno portato dei copertoni rinforzati. Che regalo! Mi hanno aiutato tantissimo».

 

- Per orientarvi avete usato le classiche carte geografiche o il gps?

Marcella: «No, solo le mappe. Più di una volta però abbiamo avuto paura di sbagliare strada. Ci sono luoghi dove non trovi un cartello per decine e decine di chilometri. Domandare è l'unica salvezza».

 

- E adesso? Preparate un altro viaggio?

Bernardo (ride): «No, per il momento ci fermiamo perché Marcella è in attesa e tra pochissimo nascerà nostro figlio».

 

- La bici può aspettare o no?

Marcella: «Sì ma non troppo a lungo. Possiamo sempre prendere un carrellino da attaccare alle bici per pedalare presto insieme. Certo non in posti così lontani ma lungo una bella ciclabile attrezzata. Cambiamo destinazione ma non il piacere di viaggiare!».

 

Anche questa merita un racconto. Aspettiamo presto Marcella, Bernardo e il loro piccolo di nuovo sui pedali. Sarà un percorso più facile ma pieno di meraviglia, come sempre accade quando due genitori accompagnano un figlio alla scoperta del mondo.

Auguri al nuovo esploratore!