18 Ottobre 2011

Il turismo in bici? Cresce...

Luci e ombre del settore sono state analizzate a "Pedalitalia", un seminario organizzato a Montecatini. Le annotazioni e i consigli di chi opera nel settore e le nuove proposte delle regioni

dal nostro inviato Fabrizio Lodi

MONTECATINI TERME - Una due giorni che ha messo al centro dell'attenzione il fenomeno del cicloturismo in Italia.  Stiamo parlando della 6ª edizione di "Pedalitalia", il seminario tenutosi mercoledì e giovedì 12 e 13 ottobre in concomitanza con la Borsa del Turismo Sportivo di Montecatini Terme (PT).
Il dato importante è che si va sempre di più verso un turismo di motivazione e non solo di destinazione, una fetta di mercato che oggi rappresenta il 15,9% del turismo che viene attirato nel Belpaese. E il turismo in bici rappresenta un grande "atout" che l'Italia potrebbe potenzialmente giocare alla grande ma che finora ha malamente sfruttato. Fra l'altro un altro elemento chiaramente emerso è che il cicloturismo porta un feedback positivo sul territorio "costringendolo" in un certo senso a rimanere in salute, perché da un lato si tratta di un turismo assolutamente eco-sostenibile e dall'altro richiede un territorio appunto a sua volta difeso e tutelato.
Il primo giorno il dibattito ha coinvolto nomi noti del giornalismo sportivo, dell'associativismo, organizzatori di gran fondo... Vi proponiamo brevi spunti interessanti che abbiamo colto ed estrapolato da alcuni interventi.
Renato Di Rocco, presidente della Federazione Ciclistica Italiana
«Si va purtroppo avanti "per pezzettini" non esiste una concezione sistematica dell'offerta cicloturistica... La Fci dal 2005 abbiamo lanciato l'operazione "Pinocchio" per alimentare l'uso della bici nelle scuole e la conoscenza del codice della strada e dell'educazione civica. vorrei infatti ricordare che la bicicletta resta ancor oggi il 2° giocattolo più richiesto al mondo dopo il pallone! Un'altra
iniziativa importante riguarda la riconversione dei maestri di sci in guide Mtb».
Roberto Ghiretti, presidente dello Studio Ghiretti & Associati di Parma
«Bisogna puntare a "desportivizzare" lo sport da un lato e "sportivizzare" la società dall'altro. Ovvero: rendere magari meno agonistiche certe gran fondo per far avvicinare i neofiti alle due ruote e al contempo far entrare di più i modelli sportivi in una società come quella italiana ancora troppo sedentaria.
«Esistono due modelli sportivi quello strutturato (inglobato nelle società sportive e nei vari enti e federazioni) e quello destrutturato (non organizzato), ecco bisogna offrire maggiori opportunità anche al secondo creando infrastrutture stabili per poterlo incentivare e sostenere».
Ivan Piol, organizzatore della Gran fondo Sportful:
«Fino ad oggi il granfondismo si è retto su organizzazioni basate sul puro, o quasi, volontariato. questo se all'inizio ha permesso di superare alcune difficoltà con la passione ora si rivela un limite. Quando la passione si affievolirà il fenomeno potrebbe entrare in una fase di declino. Dobbiamo passare a una fase di professionismo organizzativo come avviene nelle maratone podistiche.
«La nostra gran fondo genera un grande indotto su un paese di 20mila anime come il nostro (Feltre in provincia di Belluno). Un indotto che dura ormai tutto l'anno con i cicloturisti che vengono a provare  i percorsi della gran fondo favorendo lo sviluppo di una buona economia per esempio dei bed&breakfast e nella ristorazione. Ma sarebbe ora che le gran fondo riuscissero ad essere organizzate nelle grandi città come avviene appunto per le maratone podistiche».
Giancarlo Brocci, organizzatore dell'Eroica e del GiroBio
«Il ciclismo rappresenta un vero giacimento di passione che andrebbe coltivato con iniziative specifiche come quella per esempio di poter chiudere certe salite o percorsi alle bici almeno  una volta alla settimana».

Il secondo giorno è stata la volta delle proposte  cicloturistiche concrete di alcune regioni italiane. Anche in questo caso ecco la sintesi di alcuni interventi.
Paolo Papa, dirigente Servizio Aree Protette Regione Umbria
«Abbiamo messo in rete i sette parchi della nostra regione (ovvero il 14% del suo territorio), ognuno dei quali avrà delle specializzazioni a livello sportivo. In tutti però sarà possibile praticare il cicloturismo».
Nicola Checcarelli, referente Regione Umbria:
«Stiamo lavorando molto con i social network facendo marketing per far conoscere i nostri prodotti. In maniera particolare per il cicloturismo abbiamo formato degli operatori per rispondere alle esigenze specifiche di chi pedala creando un costante feedback con loro».
Maria Letizia Locci, referente Internazionalizzazione Sardegna Promozione:
«Stiamo portando avanti un progetto per creare un sistema in rete su tutta la regione. Stiamo mappando e creando una rete di ciclovie ufficiali corredate da segnaletica (3,8 milioni sono stati stanziati per la Sassari-Cagliari). Creeremo un consorzio con un marchio unico di prodotto e poi faremo promozione. Puntiamo al turismo destrutturato, quello libero, più avanti lavoreremo anche le varie associazioni di settore».
Stefano Romagnoli, dirigente politiche per il Turismo Regione Toscana
«Il sito rappresenta uno strumento della promozione cicloturistica, il nostro contiene 160 schede di itinerari corredati di tutte le informazioni necessarie per chi pedala per sport e per turismo».
Pierangelo Mazzei, esponente della Fiab
«Abbiamo mappato una serie di itinerari per pedalare, collegando le varie aree, nell'area protetta del Padule di Fucecchio, la più grande area umida interna d'Italia. Un'operazione che avrà un costo irrisorio e che potrà permettere di visitare questo ambito in qualsiasi periodo dell'anno sfruttando gli argini già esistenti».
Davide Bellotti, assessore al Turismo e allo Sport Provincia di Ferrara
«A Ferrara la bicicletta rappresenta anche un importante mezzo di trasporto urbano e inoltre disponiamo di 550 chilometri di ciclovie (fra cui la famosa Destra Po che ha recentemente compiuto dieci anni di vita). Abbiamo al riguardo creato una "Carta delle emozioni" offerta dai privati con il supporto pubblico che offre una serie di sconti e servizi gratuiti ai cicloviaggiatori. Gli itinerari sono monitorati con telecamere via web, manteniamo un costante feedback con gli appassionati e cerchiamo di "creare sistema" commercializzando anche la rete».
Giuseppe Argirò, presidente Area 24 Spa
«La nostra società è stata creata per gestire la Pista della Riviera dei Fiori. Una infrastruttura all'avanguardia, recentemente premiata a livello europeo, che interessa otto comuni della Riviera di Ponente. E' nata sfruttando il vecchio insediamento della ferrovia. Si tratta di un percorso (ora di 21 chilometri ma in via di sviluppo, larga 5,5 metri ) usato sia per il cicloturismo ma anche per gli spostamenti quotidiani sia dai ciclisti che da pedoni.
«Abbiamo creato punti ristoro e posto 80 telecamere, inoltre il costo, abbastanza elevato, della manutenzione verrà ripagato completamente dai parcheggi, coperti e all'aperto, costruiti lungo questa arteria»
Vittorio Anastasia, responsabile Ediciclo Editore e Ciclomundi
«Il problema fondamentale è che finora non si è creato un "sistema Italia" nel settore del turismo sui pedali, basti pensare che 5 milioni di tedeschi fanno vacanze in bici ebbene, a parte la regione del Sud Tirol, nessuna metà italiana fa parte delle loro 10 località preferite».

[chiudi articolo]