26 Ottobre 2011

Raid Vienna-Budapest

Viaggio sui pedali attraverso Austria, Slovacchia ed Ungheria con visita delle capitali Vienna, Bratislava e Budapest

Servizio speciale di Roberto Babini

VIENNA - Scomodando W. Shakespeare, osiamo prendere a prestito uno dei suoi versi per affermare “Ancora una volta sulla breccia amici miei…”. Inizia così un'avventura per godere della natura in sella alla bici seguendo il corso del Danubio attraverso i territori di tre nazioni e delle rispettive capitali che hanno visto le vicende dell’Impero Austro-Ungarico e che tanto hanno da raccontare.
Il Danubio è il maggiore fiume Europeo dopo il Volga. Si forma presso Donaueshingen (Germania) dall’unione dei fiumi Brigach e Breg e scorre fino a gettarsi nel Mar Nero toccando il territorio di otto stati (Germania, Austria, Slovacchia, Ungheria, Serbia, Romania, Bulgaria e Russia).
Costituisce un’ottima opportunità di sviluppo per
piste ciclabili
e da qui la nostra decisione per questa pedalata partendo da Vienna in direzione dell’Ungheria fino ad arrivare a Budapest,.
In questi luoghi risiede l’anima storica dell’ultimo Impero multinazionale Europeo e l’idea di quell’Europa unita sotto un'unica bandiera.
“Alles Erdreich ist Österreich untertan“ ovvero “Tutta la terra è suddita dell’Austria": era il motto che imperava sotto l’aquila degli Ausburgo e che all’inizio dello scorso secolo unificò i regni d’Austria ed Ungheria e che contava tre alfabeti diversi, quattro religioni e riuniva Austriaci, Magiari, Italiani, Slovacchi, Ruteni, Erzegovesi ed altri popoli ancora e la cui eredità monumentale si snoda lungo le vie che abbiamo deciso di ripercorrere.
La ciclabile “del Danubio” che parte da Vienna in direzione dell’Ungheria si snoda per 350 chilometri (senza prendere in considerazione le possibili alternative).
La


qualità della ciclabile varia a seconda del territorio e della rispettiva nazione di appartenenza. Il breve tratto austriaco è, senza alcun dubbio, il migliore in assoluto e si sviluppa su strade esclusivamente ciclabili (anche se non sempre ben pavimentate, infatti vi sono alcuni tratti sterrati).
Il passaggio dal territorio Austriaco a quello Slovacco si avverte poiché (oltre alla dogana) cambia il tipo di pavimentazione e della ciclabile restano poche tracce solo a ridosso delle città più importanti mentre il percorso procede su vie secondarie che non sempre sono prive di asperità e di traffico quindi occorre prestare un po’ di attenzione.

Prima Tappa (61,23 km)
Partenza: Vienna (228 m.)
Arrivo: Bad Deutsch Altenburg (196 m.)


Il meteo è incerto ed anche se la stagione agostana ci ha indotto a pensare con un certo ottimismo alla calura, spira un vento fresco e la temperatura di 18° ci costringe a coprirci.
L’organizzazione austriaca a cui ci siamo appoggiati per il tour, occorre dirlo, non è proprio perfetta.
Il materiale che ci viene consegnato non è del tutto preciso e chiaro ed anche il briefing illustrativo non è esauriente.
Intoppi risolti, si parte lungo la ciclabile e lungo il Danubio dalla zona del Pater, il famoso parco divertimenti Viennese, seguendo l’argine fino ad un area di boschi e paludi (e zanzare...). Ad Orth Donau si può visitare il Museo della Pesca e del Danubio. Poi arriviamo ad Eckartsau che, immersa nel verde del parco, dispone di un grazioso castello barocco.
La giornata procede placida nonostante un vento fresco dal momento che, fortunatamente, soffia in favore della nostra direzione di marcia e ci agevola non poco.
I numerosi paesi sul percorso sono forniti di market aperti ad orario continuato, quindi provvedere al pranzo non è certo un problema.
Ci accampiamo in uno splendido paesino di campagna con chiesa del 1500 e consumiamo il lauto e guadagnato pranzo quando un refolo di vento in stile tornado ci avvisa che il tempo sta per cambiare.
In questa zona non è certo cosa inconsueta il repentino cambiamento meteorologico e quindi siamo adeguatamente attrezzati e proseguiamo fino alla nostra meta, la cittadina di Bad Deutsch Altenburg dove si trova un ricco museo archeologico.
In questa zona si trovava infatti la città romana di Carnuntum avamposto dell’impero Romano con notevole importanza strategiaca.
In effetti da Vienna (Vindobona per i romani) il Danubio costituiva già allora importantissima via di comunicazione e scambi commerciali.
Carnuntum (città sulla pietra) era snodo di collegamento oltrechè confine dell’impero e conobbe, sotto l’imperatore Tiberio, un notevole sviluppo.
L’invasione dei Marcomanni, nel 171 d.c., distrusse la città che fu poi riconquistata e ricostruita da Marco Aurelio per essere in seguito ceduta agli Unni.
Oltre al museo, consigliamo di visitare l’anfiteatro e fare un giro alle “Haidentor” le porte dei pagani che meritano davvero.
Il materiale disponibile per le visite è composto da audio-guide o stampe ma purtroppo nulla di tutto ciò è in lingua italiana (nonostante i turisti siano numerosi) perciò consigliamo di provvedere a documentarsi sui siti in anticipo.

Seconda Tappa (85 km)
Partenza Bad Deutsch Altenburg (196 m.)
Arrivo: Halaszi (193 m.)


Il tempo volge al meglio, anche la temperatura aumenta a 23° ma ancora il vento fresco spira.
Animati da ottimismo continuiamo le visite ai siti archeologici dei dintorni prima di proseguire.
In zona sono presenti due anfiteatri, verso il sito di Petronell ma a parer nostro solo il primo merita una certa attenzione.
Il secondo anfiteatro è oggetto di una smania di ricostruzione che molto toglie al fascino delle rovine, certo daranno un’idea di come potevano essere le cose molto tempo fa, ma più che un sito archeologico appare come un cantiere e crediamo davvero (in tutta onestà) che in Italia non sarebbe accaduto.
Dopo un peregrinare di circa 10 chilometri ci inoltriamo verso la prossima meta, Bratislava la capitale della Slovacchia.
La ciclabile è buona ma non sempre ben segnalata, al fianco della strada principale, vicino alla linea ferroviaria ed abbastanza lontana dal Danubio come non ci aspettavamo.
Tocca gli abitati di Hainburg, assediata e distrutta dai Turchi nel 1683, quindi Wolfsthal che costituisce anche l’ultima cittadina in territorio austriaco.
Si arriva quindi alla frontiera con quella che un tempo era la tristemente famosa “cortina di ferro” e bisogna ammettere che ancora suscita un certo timore passare questo limite, sul confine ancora si notano le reminiscenze di quella che, un tempo, doveva essere una zona sorvegliatissima, ed anche i doganieri che ci controllano i documenti hanno un cipiglio poco raccomandabile.
Il panorama cambia (e la qualità della ciclabile anche, purtroppo), si passa il ponte sul Danubio e ci si inoltra nella città di Bratislava.
La città non ha grandi dimensioni e tutti i luoghi di interesse storico sono concentrati nel centro.
Il resto della città, lo si può già notare avvicinandosi, è dominato dai quartieri popolari di reminiscenza Staliniana e non sono certo allegri perciò consigliamo di evitarne la visita (a meno che non siate compagni nostalgici del regime).
Il Castello che domina la capitale (Hrad) è stato interamente ricostruito dopo che, nel 1811, l’incuria dei soldati napoleonici ne determinò uno spaventoso incendio.
Oggi le sue stanze ospitano alcune collezioni del Museo Nazionale Slovacco e sono usate come sale di rappresentanza dal Governo.
Il Castello è stato luogo di molti eventi storici, le prime notizie risalgono al 907 d.c. con riferimento alla battaglia di Brezalauspurch che segnò la fine dell’impero della Moravia. Nel X secolo, durante il regno di Stefano I, il castello fungeva da zecca e vi venivano coniate le monete (breslawa civitas).
Ai suoi piedi la gotica cattedrale di San Martino (visitabile a pagamento) e la chiesa delle Clarisse.
Poco più in distante la Michalskà e la Torre di Michele, quindi il Museo Farmaceutico.
La visita del centro merita ma attenzione, anche se la moneta locale non fa parte del circuito euro, la cittadina non è certo a buon mercato (ad esempio una bibita da 0,33 costa l’equivalente di 1,80 euro) quindi possiamo dire che si sono ben adeguati all’economia di mercato capitalistico.
Terminata la visita al centro, ci inoltriamo nuovamente verso l’interno in direzione della frontiera Ungherese. Di nuovo lontano dal Danubio e per infiniti rettilinei nella campagna, il paesaggio scorre un po’ monotono fino a raggiungere il confine con l’Ungheria.
A differenza del rigore slovacco i doganieri sono molto rilassati, non alzano neppure lo sguardo, potremmo essere armati fino ai denti oppure contrabbandare qualsiasi cosa tanto non si accorgerebbero di nulla (e poi parlano di controlli, di metal detector).
Tornando alla nostra pedalata, qui il passaggio culturale si avverte con maggiore intensità, una campagna immersa nella tranquillità, un ritmo meno frenetico e la squisita cortesia sono la nostra prima impressione, ci appare un paese che ricorda l’Italia degli anni 70 con pochi mezzi e con gente alla buona.
Per le strade le auto tipo “bianchina ”, bici sgangherate ed abitazioni basse e poco curate.
La campagna ed i chilometri sembrano infiniti ogni paese assomiglia al precedente, sembra di essere immobili (anche se il contachilometri testimonia il contrario).
Finalmente la nostra meta, la cittadina di Halaszy, effettivamente stanchi ma come sempre, la doccia ed il pasto ci riconciliano con il mondo e quale migliore occasione per gustare il Gulasch !! (alla faccia della dieta bilanciata).

Terza Tappa (37 km)
Partenza: Halaszi (193 m.)
Arrivo: Györ (197 m.)


Dopo una pioggia notturna, la mattina si presenta calda, serena e con cielo terso e finalmente abbiamo modo di sfoggiare le nostre divise da veri corsari della strada.
Nuovamente la strada corre sotto le nostre ruote per piccoli paesi dai nomi esotici, Püski, Hèdèrvar che dispone di un massiccio castello, Lipòt, Asvànyràro luogo degli antichi mestieri dei lavatori dell’oro.
Una nuova sosta prima della meta, decidiamo di fermarci nella simpatica cittadina di Györùjfalu dove, all’ombra in un parco pubblico consumiamo la spesa del giorno.
In effetti le occasioni per ristorarsi sul percorso non mancano, ogni piccola cittadina dispone di un fornito negozio simile ad un discount, aperto ad orario continuato e con prezzi competitivi.
La cortesia degli indigeni è, come detto, sorprendente addirittura il sindaco della piccola cittadina si approssima al nostro bivacco per fare gli onori di casa e ci mette a disposizione i servizi del suo municipio.
Il Sig. Làszlo Cserjès è una persona simpatica ed un gemellaggio con le ciclo guide è cosa rapida ed immediata.
Dopo questa intermezzo riprendiamo il nostro pellegrinaggio verso la meta odierna, la cittadina di Györ, una delle più significative del bassopiano ungherese, si trova proprio sul Danubio (che qui chiamano Duna).
Nel 1° secolo d.c. i romani costruirono questo insediamento che chiamarono Arrabona, una delle principali roccaforti della Pannonia. Oggi è una cittadina con un centro pedonale ricco di scorci interessanti e le sue strade sono colme di angoli e di edifici storici, le influenze dell’architettura ungherese del IX secolo ma anche le tracce del passaggio turco traspaiono.
Tra le cose maggiormente interessanti, la Capitulska in cui troviamo la cattedrale che ospita il reliquiario di Re Ladislao. Il Pàtikamùzeum (museo della Farmacia) dove si trova un antica farmacia che appartenne ai gesuiti, la casa dal ceppo di ferro che trae il suo nome da un ceppo d’albero ricoperto di chiodi. Una vecchia usanza voleva che ogni artigiano di passaggio nella città venisse a piantarvi un chiodo.
Ma per oggi ci concediamo un pomeriggio termale, questa regione è ricca di sorgenti calde che alimentano diversi complessi termali.
Il centro termale è, in Ungheria, una vera istituzione e le acque termali hanno virtù rigeneranti e curative. La cosa non era sfuggita ai romani che ne fecero un grande uso, le vestigia delle rovine di Acquincum ne sono ampia prova. Poi fu la volta dei turchi che nel XVI sec. fecero costruire strutture meravigliose e rinomate (i famosi bagni turchi).
Quindi per oggi basta bicicletta e storia, cogliamo questa manna di idromassaggi, acque termali calde e fresche. E dopo le terme, la pappa purtroppo la cucina e le specialità sono toste ma come si fa a non assaggiare?
La carne è ottima ma abbonda di fritto e salse, non è proprio la dieta del ciclista ma siamo in ferie e qualche peccatuccio di gola ci è concesso e non possiamo non assaggiare la famosa “palacsinta” una sorta di crêpe guarnita con ricotta e nocciole o cioccolata e come già detto i prezzi sono veramente più contenuti dell’Italia.

Quarta Tappa (60 km)
Partenza: Györ  (197 m.)
Arrivo: Tata (200 m.)


Per le cartine (imprecise) e le piste ciclabili (fantasma), uscire da Györ non è stata impresa facile. La cosa più saggia da fare è chiedere indicazioni lungo il percorso e sperare che siano comprensibili, comunque sono tutti molto gentili e si profondono in gesti direzionali eloquenti se ti notano in difficoltà.
Tappa ondulata con qualche saliscendi che prosegue, ora su pista ciclabile (che purtroppo termina appena fuori Györ) ora su strada di scorrimento abbastanza frequentate da auto e qualche camion per cui occorre fare attenzione.
Dopo una ventina di chilometri si arriva a Babolna dove aveva sede un Kolchoz, una sorta di azienda agricola di matrice sovietica e dove si può trovare un rinomato allevamento dei cavalli migliori e più veloci dell’intera Ungheria.
Prima di giungere all’ingresso si passa per un parco di alberi secolari. Le scuderie non sarebbero visitabili ma una piccola conversazione, un nuovo gemellaggio e la cosa è presto fatta ed oltre alla visita alle scuderie ne esce anche una imprevista piccola collezione di cocchi da cui scopriamo che in effetti il cocchio è nato proprio a pochi passi da qui nel paese di Kocs (da cui ha poi preso il nome).
Si prosegue verso la meta odierna, Tata, che con i suoi due laghi ed il castello che li sovrasta ci appare come luogo da fiaba, ancor più perché poco affollata cosa che lascia intatta la sua poesia.
La zona era già abitata all’età della pietra e le sue calde sorgenti sono sempre state un’attrattiva.
Dal 10 secolo d.c. tra vaie alterne fasi vi hanno dimorato prima gli Ungheresi, poi i Turchi poi, per avvicinarsi a tempi più recenti, il castello divenne luogo di trattativa tra le truppe francesi di Napoleone e gli Ausburgo e vi fu firmata la pace di Shönbrunn.
Appare tutto molto placido e tranquillo, la passeggiata lungo lago e le luci del tramonto concludono una giornata in modo romantico e rilassante.

Quinta Tappa (65 km)
Partenza: Tata (200 m.)
Arrivo: Esztergom (178 m.)


Questa è una giornata di scelte, ci vengono proposte diverse strade alternative tra cui preferiamo la più breve e più impegnativa.
La nostra meta è Esztergom ma la giornata si presenta scarsa di “appeal” e le cose da vedere sul tratto di strada sono davvero poche e di scarso rilievo perciò cerchiamo di affrontare i saliscendi in modo rapido e deciso per abbreviare la giornata e dedicare il pomeriggio ad altro.
La via indicata comunque si presenta senza alcuna pista ciclabile anche se, fortunatamente, abbiamo scelta l’alternativa meno frequentata da auto ed il nostro obiettivo è presto raggiunto.
Esztergom è il centro spirituale dell’Ungheria, si trova proprio sulla Duna ed è sede di un imponente cattedrale ove risiede l’arcivescovo della Chiesa Cattolica Ungherese la cui visita, arricchita dalle prove di un concerto, è molto suggestiva.
Nella fortezza che sovrasta la città, nacque il primo re ungherese, Santo Stefano (1000-1038) fondatore dello Stato Ungherese.

Sesta Tappa (51 km)
Partenza: Esztergom (178 m.)
Arrivo: Budapest (176 m.)


Ancora una volta si presentano delle alternative tra cui scegliere, dopo un rapido breafing decidiamo di traghettare sulla Duna per un breve tratto, per la precisione da Esztergom fino a Visegrad, taglieremo solo 17 chilometri dal percorso ma almeno eviteremo una strada trafficata che, per chi decidesse di affrontarla, si snoda lungo il fiume.
La decisione di risparmiare questo tratto ci consentirà di guadagnare un po’ di tempo per affrontare l’impegnativa salita fino alla fortezza che si trova a 340 metri e che domina il fiume dalla sua posizione arroccata.
Visegrad rimane proprio sulla famosa ansa del fiume Duna, una splendida e panoramica finestra tra i monti, già presente dal I secolo d.c. quando l’imperatore Traiano iniziò a fare erigere questa costruzione militare.
La salita (5 chilometri) richiede uno sforzo decisamente impegnativo ma la ricompensa panoramica vale decisamente tutto il nostro impegno.
Riprendiamo il nostro percorso verso l’isola di Szentendre, un piccolo traghetto ci accompagna verso questa isola che solitaria si dipana al centro del fiume per circa 19 chilometri immersa in un paesaggio agreste molto placido, foreste incolte, allevamenti di cavalli ed aziende agricole che ricordano i "corral" americani.
Al termine dell’isola un successivo traghetto ci riporta sulla rotta principale verso la cittadina di Szentendre, un piccolo centro barocco la cui via principale è ricolma di negozi pieni di tutte le curiosità dell’artigianato locale.
Ormai la città di Budapest si avvicina, finalmente una ciclabile degna di tal nome ci allontana dal traffico che incomincia a farsi sostenuto.
Si entra verso il centro tramite un ponte ferroviario per poi raggiungere il famoso “Ponte delle Catene” e la nostra meta definitiva.
Spendere poche parole per definire Budapest è impossibile, è una città di contrasti adagiata sulle due rive del fiume ed è letteralmente divisa in due (Buda e Pest) unita dal suggestivo Ponte Delle Catene.
Conta 2,1 milioni di abitanti ed è un crogiuolo in cui vivono culture diverse tra loro. È una città in cui ancora si mescolano le influenze ed i profumi d’Occidente ed Oriente ed è, naturalmente, la città delle terme con reminiscenze di epoca Romana e Turca.
Farne un riassunto è difficile ma in una giornata (un bel tour de force) siamo riusciti a concentrare una visita al Palazzo Reale (Budavàri Palota), su cui troneggia il famoso “Turul” un uccello mitico che stringe tra gli artigli una spada e che simboleggia le tribù magiare, quindi il Quartiere della Fortezza (Vàrnegyed) tra le cui vie si respira ancora l’aria dei tempi passati, la suggestiva Chiesa di Mattia (Màtyas templom) per la quale le parole non possono bastare a fornire una descrizione esaustiva, il Bastione dei Pescatori (Halàszbàtya) un complesso di fortificazioni che sembra uscire dalle fiabe, il Ponte delle Catene e la meravigliosa Piazza degli Eroi dove troneggiano le statue equestri di Árpad e dei capi delle tribù Magiare.

Il nostro pedalare è finito e la mattina successiva, la navigazione su di un battello ci ricondurrà lungo il fiume Danubio per risalire verso Vienna a cui dedicheremo una giornata di visita. Ma già la mente è impegnata a progettare nuove avventure...

CONSIGLI UTILI


Viabilità/Ciclabilità
Nonostante la pedalata Vienna-Budapest venga largamente reclamizzata come “Ciclabile del Danubio”, occorre sottolineare che solamente nel breve tratto austriaco esistono piste ciclabili degne che accompagnano lo scorrere del fiume mentre, sul proseguio dell’itinerario, in territorio slovacco ed ungherese prevalgono strade a scorrimento che non sempre sono poco trafficate.
La pedalata, per quanto non difficile, non è adatta a tutti e benché venga presentata sotto tale veste, alcune tratte abbastanza lunghe consigliano di prepararsi ad un minimo di allenamento almeno per quanto riguarda la permanenza in sella.
La ciclabilità è buona, complessivamente su piste ciclabili ben asfaltate o su strade ma vi sono alcuni tratti sterrati che possono divenire insidiosi con le pioggie e la comparsa del fango e pertanto la normale bici con il tubolare è da evitare, meglio una mtb con gomma liscia oppure una city bike con copertura intermedia.

Alimentazione.
Con buona pace per la dieta del ciclista, anche se in ferie i peccati di gola sono all’ordine del giorno potete gustare.
In Austria le ottime zuppe e la mitica Sachertorte e le ottime birre.
In Slovacchia, il piatto nazionale è il bryndozè halusky, gnocchi con formaggi di pecora e pancetta spesso affumicata e le ottime birre.
In Ungheria il rinomato Gulasch e la palacsinta di cui abbiamo già parlato e le ottime birre che qui chiamano "sör" ma anche il "tokai".

Lingua
Tedesco, Slovacco ed Ungherese sono le lingue ufficiali. In Austria è comunque facile comunicare in inglese ma in Slovacchia ed Ungheria è più diffuso il tedesco perciò scordatevi un menù in lingua italiana e spesso anche quello in lingua inglese.