01 Novembre 2011

Randonnée, è boom

La parola a Fermo Rigamonti, numero uno dell'Associazione Randonneur Italiana che spiega il presente e il futuro di questo movimento

di Gabriele Pezzaglia

Fermo Rigamonti è il numero uno dell'ARI, Associazione Randonneur Italiana. Fra i suoi obiettivi c'è quello di cercare di far evolvere il concetto dei brevetti da esperienza sporadica da vivere una volta all'anno a tracciati fruibili durante tutti i 12 mesi.
«Certo - afferma - è questo l’obiettivo. ARI punta molto su questo aspetto. Il percorso di un brevetto dovrebbe essere svolto anche senza la rassegna ad hoc, la randonnée di turno insomma».
- Ci spieghi meglio che cosa è l'ARI?
«Sono presidente di questa realtà da quattro anni,  non è una società sportive tradizionale, bensì riunisce tutte le società che organizzano brevetti. ARI vuole creare i presupposti affinché i ciclisti possano praticare un ciclismo dove la prestazione non è sinonimo di ansia ma soddisfazione e gratificazione per l’impegno profuso.
«Quindi incrementare e sviluppare il ciclismo turistico attraverso la riscoperta e la valorizzazione della diffusa, suggestiva e sicura rete di strade secondarie presente nel nostro Paese. Infine proporsi come associazione che, trasversalmente, permette agli organizzatori ed ai ciclisti tesserati a qualsiasi ente o federazione di organizzare e partecipare ai brevetti randonnée che verranno certificati con il marchio di qualità ARI».
- Randonnée per ARI dunque rappresenta la vera espressione del cicloturista?
«In Italia si parla parecchio di cicloturismo, ma alla fine ci troviamo di fronte al 90% a gare, a manifestazioni con il cronometro, vuoi gran fondo vuoi le corse "amatoriali". Il cicloturismo è tutta un’altra cosa, è una filosofia diversa. I randonneur intendono per cicloturismo non solo il pedalare "tout court," l’azione, la performace. In ugual modo è assai importante l’aspetto turistico, del viaggiatore, dello scopritore, del degustatore...
«Certo, poi ci sono vari tipi di persone che praticano questa filosofia di pedalare. Guardate ad esempio il brevetto per i 200 chilometri. C’è un massimo di 13 ore, ma un minimo di poco più 5 ore, ossia 33 chilometri orari di media, velocità e media quasi da corridore insomma».
- Ci può dare qualche numero del settore in Italia?
«Il movimento cresce, come anche i brevetti in Italia. Infatti durante la stagione appena conclusa abbiamo avuto 64 brevetti con iscrizioni a queste manifestazioni di un totale pari a 8.572 unità, insomma dati importanti.
«Cresce in maniera esponenziale la filosofia randonneur. Per tutte le età, per tutti i gusti, cresce il gusto di pedalare senza pressioni e tutti i problemi annessi e connessi al cronometro. Crediamo di interpretare noi il vero significato del cicloturismo».
- Alla Parigi-Brest-Parigi, la super randonnée francese, che si corre ogni quattro anni, l’Italia attraverso il suo movimento ha portato al via  quest'anno 327 elementi...
«Un grande risultato, siamo stati la quarta nazione come partecipazione».
- In Italia la randonnée per antonomasia è la "1001 Miglia", appunto una sua creatura...
« Nel 2012 ci sarà la quarta edizione, come sempre dalla seconda metà di agosto. I numeri crescono in maniera incredibile ma non vogliamo superare i 500 partenti nonostante le tante richieste. E in future sarà ogni quattro anni, come la Parigi-Brest-Parigi, non ogni due come adesso».