14 Novembre 2011

Gabriele: Mtb, ghiacci e clip

L'avventura di uno studente di ingegneria di 20 anni: sui pedali di una Mtb è partito da Torino alla scoperta dell'Islanda. Un raid per pochi vissuto in libertà assoluta e con un'allegria contagiosa. Raccontato al ritmo della canzone "Io e la mia bici"


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Sui pedali cantando tra i ghiacci dell'Islanda. Gabriele Saluci ha l'allegria dei 20 anni e la forza di un desiderio: seguire il suo istinto più vero. L'ultima volta è stata nell'angolo più giovane della terra: in bici d'estate nella natura prepotente dell'Islanda. Un'esplorazione che al ritorno ha lanciato in rete con un videoclip in cui interpreta la canzone "Io e la mia bici" del cantautore Roberto Ruggeri, tratta dall'album "Non mi lamento". Divertente, originale e giocosa, al pari di un'avventura sui pedali.

Racconta Gabriele: «Quello che volevo fare era un lungo viaggio in sintonia con la natura con un mezzo ecologico che non disturbasse i miei pensieri durante la marcia. Cercavo un'impresa eccezionale e quale altro mezzo era più adatto di una bicicletta?».

Trovata la bici, bisogna scegliere la destinazione. Gabriele ci pensa a lungo perché è attratto da tutto il pianeta, poi sceglie l'Islanda. Spiega: «Lì è presente un concentrato di natura talmente imponente difficile da trovare altrove. Geyser in piena attività, fumarole e vulcani fanno capolino ogni volta che si scavalca l'orizzonte; ci sono laghi dai colori talmente incredibili che si potrebbe pensare di essere entrati per sbaglio in Photoshop!».

Girare l'Islanda in sella è una bella sfida ma prima di arrivare a destinazione attraversa altri paesi e l'allenamento lo trova strada facendo così come l'occasione «di capire le differenze tra i vari paesi attraversati e farne un confronto». Da Torino ai ghiacci e ritorno per 1.736 chilometri. Gabriele attraversa l'Italia, le Alpi, l'Austria, la Germania e la Danimarca. Da Copenaghen vola sull'isola per poi tornare in Germania, pedalare fino in Francia ed arrivare a casa. Non programma le tappe del viaggio per essere libero di spostarsi e sostare ovunque abbia voglia, con tenda, sacco a pelo e fornellino.

Non ha soldi da spendere nella bici: sceglie una Mtb da 200 euro in un grande magazzino (si rivelerà robusta e affidabile, senza mai dare un problema), monta un portapacchi posteriore e ci aggancia tre borse in cui riesce a stipare vestiario estivo e "infernale", i ricambi, attrezzatura da campeggio e gomme chiodate da sostituire a quelle da strada, una volta arrivato sull'isola. Peso totale: 15 chili. Niente gps ma una cartina alla vecchia maniera. La tabella di marcia prevede 10 ore passate in sella ogni giorno ma senza fretta, da vivere in una pace assoluta e in una libertà perfetta.

Unico timore: il tempo. Racconta: «Un vecchio detto islandese dice: "se non ti piace il tempo aspetta 10 minuti, vedrai che peggiorerà". L'aspetto più fastidioso del cattivo tempo, non è pedalare sotto l'acqua scrosciante ma quello di rifugiarsi dentro la tenda umida con l'attrezzatura bagnata: immaginate di dormire dentro un sacco a pelo bagnato con una temperatura di 5 gradi, cucinare sotto la pioggia e non potersi asciugare per l'intera nottata».

Quando Gabriele arriva in Islanda trova "il posto più bello della terra". Dice: «Ho visto e fatto cose che prima non avrei  mai potuto immaginare... Per esempio ho riscaldato il pranzo con il getto di un soffione, ho bevuto l'acqua di un geyser e fatto il bagno in una pozza d'acqua naturale calda, riscaldata dal getto di un soffione. Poi l'aurora boreale...

In Islanda tutto fuma, in molti punti l'acqua ribolle e così anche il fango. Ci sono cascate dappertutto: alcune rumorose e maestose, altre piccole e favolose, sembra di stare in paradiso, o in un sogno, c'è solo il vento a ricordarmi di essere sulla terra. Quando mi sono allontanato dal deserto di lava della F35, sulla strada sterrata di 200 chilometri che passa tra il Langjokull e il Hofsjokull, ho visto posti incredibili, sembra di stare sulla luna, non ci sono altro che pietre laviche e non si vede l'orizzonte, solo i due grandi ghiacciai».

 

Al ritorno Gabriele scrive la sua avventura sul sito, su twitter e su facebook. Lancia un docu-film in due versioni, una più lunga di 50 minuti e una più breve, per condividere l'avventura con altri giramondo in bici come lui, dalla preparazione del viaggio fino all'impresa.

La filosofia è racchiusa in poche parole: viaggiare è vivere, tornare alle origini, concedere al proprio essere di manifestarsi.

Il modo di Gabriele di scoprire nuovi orizzonti mette allegria e voglia di partire subito. Come nella canzone che ripropone pedalando tra i grandi paesaggi: "La mia casa è questo immenso cielo su di me".

«Chi sono?» è la domanda con cui questo simpatico studente di ingegneria apre il suo sito. E subito risponde: «Questa solitamente è la prima domanda, ma non è quella giusta, bisogna chiedere cosa hai fatto e cosa fai... Viaggiare è aprire la propria mente».