04 Luglio 2011

Critical mass: il giorno delle bici in città

Andiamo alla scoperta di un movimento che chiede maggiore spazio per la bici e più sicurezza


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C’è un giorno in cui la grande città viene messa sottosopra. Lungo le strade di solito intasate dalle auto arriva l’invasione delle bici della


Critical Mass, la “Massa Critica” che con la forza del numero riconquista lo spazio perduto nell’epoca dei motori, dello smog e della finzione della fretta.

 


Capita oramai in tutto il mondo, in più di 500 città. Non una manifestazione, spiegano i partecipanti, ma una “coincidenza organizzata” in cui si fa una cosa che dovrebbe essere normale ma non lo è mai nelle metropoli, come saltare sui pedali per andare a scuola, al lavoro o con gli amici a prendere una birra. L’unica differenza (e la sola forza) è quella di essere in gruppo, in mezzo ad altre centinaia di “urban bikers”, mandando spesso su tutte le furie gli automobilisti, per una volta costretti a seguire i ciclisti senza poterli dribblare o stringere ai bordi della strada.

A Roma si è tenuta l’ottava edizione della


“Ciemmona”, la “grande CM (Critical Mass) interplanetaria” che anche nella Capitale rivendica spazio per le biciclette contro il monopolio delle macchine. Più sicurezza, più libertà, più benessere. E’ andata in scena sul finire di maggio ed è stato un successo di partecipazione, nei tre giorni di raduni cittadini.

Nata dalla ribellione dei ciclisti di


San Francisco nel 1992, quando tutti insieme decidono di pedalare su un ponte vietato alle due ruote, oggi è un evento che conquista la ribalta dei giornali e richiama centinaia di ciclisti, non solo da tutta Italia ma anche dall’estero. 

 


L’obiettivo è realizzare dal basso quello che non si riesce a ottenere dall’alto delle amministrazioni: strade sicure e silenziose da condividere con i pedoni, i bambini e gli altri ciclisti, per ritrovarsi, respirare e giocare.

 


Il risultato ogni volta è quello di una grande festa cittadina, piena di colori, allegria e rispetto dell’ambiente, in uno stile di vita di maggiore convivenza civile e benessere.

Nel primo appuntamento romano davanti al


Colosseo ci sono frotte di giovani con le bandiere anti-nucleare e slogan “no oil, no car”, bici attrezzate con radio e trombette, giovani mamme con il piccolo nel seggiolino, ragazzi stranieri in vacanza a Roma attratti dal richiamo festoso del corteo.

 


Tra i primi ad arrivare, spunta Andrea Sturniolo di 28 anni, messinese da anni trapiantato a Roma, con la passione per la musica, il canto e i grandi viaggi in bici. E’ pronto a montare la sua consolle a pedali per animare il raduno che chiama «un atto di illuminazione, un segnale forte perché ognuno faccia la sua parte, con coraggio e spirito libero». 

 


A un passo c’è Sara Grimaldi, di 29 anni, origini viterbesi. Non si è persa un’edizione della Ciemmona perché «è importante farsi vedere; c’è troppa paura, tanti vorrebbero prendere la bici e rivendicare spazio sulle strade cittadine ma non lo fanno perché gli automobilisti sono cattivissimi e non ti rispettano. Neppure l’amministrazione ti aiuta, perché aspettando il miracolo delle piste ciclabili basterebbe aiutare i ciclisti consentendo di portare le due ruote sulla metro tutti i giorni, non solo nel weekend e non solo sulla linea A ma anche sull’altra linea che attraversa la città». 

Il vuoto degli amministratori è riempito dal volontariato, dai ragazzi che aprono le


“ciclofficine” e si mettono a disposizione di chiunque abbia bisogno di una mano per cambiare la gomma o controllare i freni. Senza chiedere soldi, con la voglia di scambiare esperienze e l’obiettivo di avvicinare alla bici sempre più cittadini. Sara ha cominciato così e non si è più fermata sui pedali.

 


Adriano, 30 anni, parla di “psicogeografia”: «La bici ti consente di girare la città come in una splendida avventura sempre diversa, dando retta alle proprie sensazioni e scoprendo dettagli impossibili da vedere dal sedile di un’auto». Lui ama la Ciemmona anche perché è chiaro il punto di partenza ma non quello d’arrivo lasciato alla libertà individuale e alle sensazioni del momento. Nessun percorso prestabilito, si parte e si va come esploratori nella giungla d’asfalto. «Se da soli diventa una scommessa – spiega Paolo Colibri, romano di 37 anni – insieme si alza il volume, si fa massa e il messaggio arriva forte e chiaro».

 


In un’ora sotto le arcate dell’anfiteatro romano si raduna una folla coloratissima di bici. La musica è nell’aria. Molte ragazze hanno messo fiori tra i capelli o nei cestini. C’è voglia di divertirsi e farsi notare. Anche i vigili ogni tanto fischiano, non per festa ma per giustificare la propria presenza: all’inizio hanno provato a far sgomberare l’area in selciato, davanti al Colosseo, sventolando la norma che proibisce ai ciclisti di occupare uno spazio pedonale. Questa volta però le bici, con la forza del numero, rivendicano le proprie ragioni. 

 


Michele Di Salvo, romano di 34 anni, allarga le braccia: «Non ho molta speranza di vedere cambiare le cose in una città come Roma. C’è una mentalità vecchia, a differenza delle altre capitali europee. La filosofia della bici? Pedalare in città? Per noi è difficile, davvero dura imparare questo stile di vita. Io ho lasciato l’auto quando ho capito che ti stressa soltanto e ti costa quanto la spesa per mangiare. Vado in bici quasi tutti i giorni e ogni volta che torno a casa la sera mi sento vivo, altro che con la macchina. Quando guidavo mi “rodeva” sempre».

 


E’ d’accordo Chiara Bergamini che arriva con il suo bimbo di 18 mesi, Ettore, sul seggiolino. «Basterebbe poco per migliorare la vita di noi ciclisti in città. Tanto per cominciare, “aprire” i marciapiedi alle bici e mettere le rastrelliere per parcheggiare, sulle strade del centro e nei quartieri, perché spesso si è costretti a portarle a spalla fin dentro l’appartamento o nelle cantine. I cortili dei condominii sono vietati».

L’invasione delle due ruote passa dal Colosseo agli spazi grandi e verdi del


parco Schuster davanti alla Basilica di San Paolo Fuori Le Mura. In attesa del pronti e via, decine e decine di ciclisti di ogni età si ritrovano a gruppetti sul prato, sdraiati all’ombra degli alberi o a chiacchierare in sella alla bici. Giocano, ballano, scattano foto. E’ un raduno colossale fra amici sotto la stessa bandiera e con gli stessi ideali. 

 


Ognuno con un sogno da rivendicare. Dario Gotti, 55 anni, del club “Natura Amici” si chiede: «Perché non si può riservare ai ciclisti la corsia preferenziale delle strade metropolitane? In Francia lo fanno». 

 


Leone Rocca, velista azzurro impegnato nelle selezioni per le Olimpiadi racconta della sua esperienza da pony express a pedali. «L’ho fatto per due mesi per allenarmi, la bici è fantastica in questo senso. Ho raccolto anche tanti apprezzamenti perché la maggior parte dei clienti, quando mi vedeva in sella, rimaneva stupita e poi approvava la scelta. Alla fine mi sono accorto che oltre a un allenamento è stata un’operazione culturale». La stessa che ha portato Simone Martinelli di Roma a vendersi la moto e comprare una bici pieghevole Brompton, di quelle che in un attimo si chiudono e prendono lo spazio di un borsone, «così posso salire sulla metro e sugli autobus, poi scendere e continuare sui pedali, una svolta nella mia vita».

 


Per essere alla Ciemmona Andrea Caroli e Micaela Zimmermann si sono sobborcati un viaggio in treno di 12 ore. Raccontano: «Siamo partiti da Bergamo e per portare con noi le bici abbiamo preso i treni regionali, gli unici dove è consentito caricare le due ruote senza doverle riporre in una sacca. Per noi essere qui alla Critical Mass significa ritrovare vecchi amici e condividere esperienze. Ma anche un modo per accendere la luce in tanti che forse vorrebbero pedalare in città ma non lo fanno per motivi diversi, paura o pigrizia». 

 


Micaela è nata a Bergamo ma ha origini svizzere, tradite dal suo accento e dal suo cognome. Non può non fare un confronto, in fatto di uso della bici, tra i due Paesi: «In Italia i ciclisti sono soprattutto agonisti, non c’è ancora l’abitudine a usare la bici in città e non capisco perché si continui a preferire l’auto che è spesso motivo di frustrazione per chi la guida».

 


Nell’invasione pacifica dei ribelli a pedali c’è anche Irené Doulome, studente straniero partito da Firenze in bici e arrivato a Roma perché anche lui vuole esserci alla festa, divertirsi e farsi vedere dagli altri, gli “autosauri”, la specie in estinzione degli automobilisti.

 


I promotori parlano di tremila partecipanti. Difficile fare la conta. Sono tantissimi e la “massa critica” via via si gonfia e invade lo spazio. 

 


A ribadire il concetto che la bici è il futuro, arriva tra i campanelli impazziti, un enorme risciò costruito dalla ciclofficina Donchisciotte-ex Snia Viscosa (www.exsnia.it). Sopra c’è una Panda di cartapesta messa al contrario. Suona come il funerale della macchina. 

 


I campanelli continuano a suonare: è un’esplosione di allegria che segna la partenza. Il corteo comincia a muoversi, lentamente, ma nel giro di pochi minuti fa sparire la strada. C’è solo questo esercito di formichine che insieme sono diventate una forza della natura, lo “sciame in-festante” che per un giorno capovolge i rapporti di forza tra auto e biciclette. 

 


Centinaia e centinaia di giovani (di mente) si ribellano per poi ricominciare la solita sfida degli altri 364 giorni: contro il traffico, il rumore e la maleducazione degli automobilisti, contro lo smog e contro la mancanza di piste ciclabili. Si ricomincia ma più numerosi di prima, più motivati, più consapevoli della bellezza di un atto di civiltà che ridà speranza a tutti, “autosauri” compresi.