01 Febbraio 2012

Ma l'Ancma chiude le porte

Intervista al presidente dell'Ancma, Pier Francesco Caliari: «Non voglio rispondere alla lettera di Coin. Noi andiamo avanti per la nostra strada attuando il mandato che le aziende ci hanno dato: fare una grande fiera internazionale a Verona»


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di Fabrizio Lodi

Ieri abbiamo pubblicato la "lettera aperta" del direttore generale di Padova Fiere che organizza l'Expobici, Paolo Coin, che in sostanza apriva le porte a una possibile cooperazione con l'Ancma per evitare che si svolgano due fiere a pochi giorni e pochi chilometri di distanza nel mese di settembre.
Abbiamo allora sentito il direttore generale dell'Ancma, Pier Francesco Caliari per capire se ci potevano essere le basi per una collaborazione. Le risposte in tal senso non sono state incoraggianti, la sensazione è che, allo stato attuale, Ancma voglia andare per la propria strada a prescindere da quello che farà o non farà l'ente fiera di Padova. Ecco quello che ci ha detto...

- Cosa pensa della lettera scritta da Coin?
«La lettera scritta da Coin non vorrei commentarla come non commento quelle scritte prima, noi andiamo avanti per la nostra strada. Vorrei però sottolineare una cosa...
- Prego...
«Noi siamo un'associazione e in quanto tale  rappresentiamo il volere delle aziende che ne fanno parte, Coin rappresenta un ente privato. E dalle aziende abbiamo ricevuto l'imput di allestire una fiera internazionale importante e Verona è risultata la sede più caldeggiata in virtù della sua posizione strategica e di un polo fieristico interessante.
«Noi non ci mettiamo contro nessuno, non siamo in guerra con nessuno. Capisco la reazione di Coin e lo ringrazio anche ma evidentemente le aziende che noi rappresentiamo hanno così deciso e noi dobbiamo rispettare il mandato datoci. Ripeto non vogliamo fare polemiche con nessuno e non le faremo ora, vogliamo solo organizzare una fiera internazionale che raccolga i marchi più importanti del mercato italiano e mondiale, sono cento anni che gestiamo questo genere di manifestazioni...».
- Insomma il dado è ormai tratto?
«Sì, abbiamo deciso che questa è la nostra strategia, ripeto cercheremo di attuare quello che aziende come Campagnolo, Colnago, De Rosa, Pinarello ci hanno chiesto di fare».
- Eppure i vertici di Pinarello erano stati molto critici con voi nelle ultime edizioni...
«Come in tutte le associazioni ci sono momenti di criticità e di diverse vedute, ora al nostro interno il clima è molto migliorato e c'è coesione d'intenti».
- Che risposte avete avuto finora alla vostra proposta?
«Abbiamo avuto l'ok di tutte le maggiori aziende, non i concessionari, e di grandi marchi stranieri come Shimano, Trek, Scott Specialized...»
- La scelta di separarvi dal mondo delle moto è definitiva?
«Abbiamo capito che erano due mondi diversi per pubblico e per esigenze delle marche, per esempio la data di novembre poteva andare bene per le moto ma era decisamente troppo tardi per il settore bici. La bici deve vivere di vita propria anche per il suo valore sociale che sta acquistando come mezzo economico, salutare e non inquinante».