04 Luglio 2011

Sella Ronda Bike Day: diecimila bici s'impossessano delle Dolomiti

La manifestazione continua la sua tradizione di successo. Il giro dei quattro passi rappresenta uno "scalpo" che ingolosisce, e tutto su strade liberate dalle auto


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 servizio speciale di Gabriele Pezzaglia

CORVARA - Sessanta chilometri in uno senario incantevole, da sogno, difficile da osservare altrove. Anzi difficilissimo, se non impossibile. Sessanta chilometri non sono tanti in bicicletta, almeno per chi è abituato a salire in sella, ma i sessanta del Giro del Sella Ronda, dei mitici quattro Passi Dolomitici, valgono almeno il doppio. Almeno.

Sono sessanta chilometri di salite e discese, nemmeno mezzo metro di pianura. Oltre 2.000 metri di dislivello, ascese epiche, storia e leggenda del ciclismo, tra montagne affascinanti, uniche, mozzafiato. Per un giorno, dalle 8,30 alle 15,30 di domenica 3 luglio, traffico chiuso: ecco il Sella Ronda Bike Day, una festa dello sport, del ciclismo, della montagna che ha richiamato oltre 10.000 appassionati. Sessanta chilometri che sono per oltre metà verticali e tutti invece ladini. Si perchè il Sella Ronda Bike Day tange le comunità ladine, perchè il giro del Quattro Passi è anche un pò storia e un pò geografia. Preferibilmente da percorrere in senso antiorario per motivi di sicurezza.

Noi siamo partiti da Selva Val Gardena, o come viene chiamata in ladino, che qui è la prima lingua, Selva Gardheina. Pronti via, subito in salita. Non c'è tempo per la pianura, per una volta osannata, richiesta, bramata. Si parte con la prima ascesa, quella del Sella, non durissima, ma "spacca gambe" perchè è la prima. Il Sella, 2.244 metri, divide il Sud Tirol dal Trentino, la Val Gardena dalla Val di Fassa. Ma sempre di prati, vette e lingue ladine si tratta. Si scende verso Canazei. Fa freddo al passo, vuoi per gli otto gradi, pochini a luglio, vuoi perchè ci arrivi sudato più del solito visto che si è partiti subito con il naso all'insù, senza poter rompere il fiato.

In fondo alla discesa fassana si gira a sinistra: direzione passo Pordoi, 2239 metri, la porta del Livinallongo, del Veneto ladino. Si scende, ma non fai nemmeno a goderti un po' di meritato riposo, che c'è subito la terza ascesa. Stiamo parlando del Campolongo. Siamo al giro di boa, si ritorna infatti in Alto Adige.

Dopo aver scollinatoo a 1.875 metri si scende in Alta Badia, nella perla badiota di Corvara. Manca ancora una salita. E' la più dura. Fa paura il Gardena, il "mostro" dolomitico, che in ladino fa Jau de Frera. Quasi dieci chilometri con sovente il vento contrario, in mezzo ad alpi alpeggi; dopo la frazione di Colfosco con le rocce dolomitiche che sembrano caderti addosso quanto sono vicine. La salita se la fai piano è pedalabile, ma se la attacchi in certi punti è spigolosa, insidiosa.

Si sale in mezzo alle montagne con ancora lingue di neve nascoste negli antri granitici, con le morene in bella vista, fra il sudore dei cicloturisti che però sul Gardena vogliono sentirsi atleti, corridori, scalatori. Sella, Pordoi, Campolongo. Si scherza, ci si ferma per la foto di rito, per la pausa, per la pipì, anche per il bicchiere al rifugio. 

Si sale e si scende da cicloturisti, ma sul Gardena cambia la musica, si sale con lo "spirto" da guerriero, consapevole che quei chilometri finali e verticali faranno da testimoni ad un'impresa da ricordare, anche se non c'è la paranoia del tempo, lo stress del chip, l'ansia della griglia di partenza e della sveglia all'alba con la pasta in bianco al posto della torta al cioccolato e con i gel energetici al posto del caffè. 

Cambia la musica, anche quella del vento. Sul Gardena soffia più insistente, cattivo, forse anche trionfale.

Sui primi tre passi, oltre al tradizionale "completo", i cicloturisti indossano anche anti vento, gambali, manicotti, qualcuno cappelli sotto il casco. Sul Gardea no. Anche se fa più freddo, non per la temperatura ma per le raffiche, si sale "estivi". Ci si sente più corridori dicevamo, e ci si arrampica cercando di non far vedere al compagno che hai di fianco che non stai facendo fatica, anche se triboli e annaspi, anche se vorresti respirare a bocca aperta ma fingi di arrampicarti senza fare una piega.

Chilometri decisivi e finali, sicuramente più solitari, quelli che portano ai 2.134 metri del Gardena, per poi scollinare e tornare a sorridere, filmare, fotografare, mangiare e bere. Non più barrette ma panini e, perchè no, polenta. Poi la discesa verso Selva, la Val Gardena, a completare sessanta chilometri incredibilmente unici.

Un grande successo il Sella Ronda Bike Day. Oltre diecimila cicloturisti sulle strade dei Quattro Passi. Ognuno con la sua storia ciclistica, il suo bagaglio, le sue esperienze. Vengono da ogni angolo d'Italia, da ogni angolo d'Europa. Vengono da soli, in famiglia, in gruppo. Abbiamo incontrato, chiacchierato, ascoltato esperienze differenti. Il Sella Ronda è per tutti. Lo capisci dall'atteggiamento in salita. I più contorti, rannicchiati sul manubrio, poco agili nella pedalata, salgono a fatica. Ma salgono, riescono comunque nell'impresa, perchè non c'è la frenesia dell'orologio, del tempo e del chip, tantomeno la difficoltà del pedalare in gruppo, di seguire scie e rispondere a scatti e controscatti. Vedi anche quelli più decisi, cattivi. Quelli che salgono con agilità, sui pedali, provando magari la Maratona dles Dolomites di domenica prossima, manovrano bici griffate e costosissime.

La sfida ai quattro passi ha diverse sfaccettature, differenti approcci, come diverse sono le bici, anche se in stragrande maggioranza sono bici da strada. Ognuno con il proprio ritmo in salita e padronanza in discesa, ognuno con la propria sfida, nella unanime consapevolezza di pedalare esplorando queste infinite bellezze.

E adesso? C'è un altra puntata del Sella Ronda Bike: per la prima volta doppio appuntamento, il prossimo è fissato per domenica 19 settembre...