21 Marzo 2012

Sulla Parenzana

Un percorso che unisce Italia, Slovenia e Croazia ma che si snoda soprattutto in quest'ultima nazione nella regione istriana. Un pedalare alla portata di tutti in un territorio ricco di tesori storici, naturalistici ed enogastronomici


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C’era una volta un treno… Potrebbe iniziare così la storia di quella locomotiva a vapore che nel 1902 partì da Trieste per il viaggio inaugurale. La destinazione era Parenzo, solitamente collegata via mare, e la linea fu pensata per connettere l’Istria, regione della Croazia, con tutte le sue città toccate dal tracciato, al resto dell’Impero Austro-Ungarico.
Per l’epoca fu un lavoro eccezionale per rapidità ed efficienza: solo 2 anni furono necessari per allestire i 123 chilometri della tratta, comprese 9 gallerie, 11 ponti e 6 viadotti e cavalcavia.
Nacque la
Parenzana, un’arteria pulsante che portò energie e opportunità alla regione storicamente di madre-lingua italiana. Si partiva dal mare e si arrivava sul mare, ma il percorso si snodava principalmente all’interno dell’Istria, toccando diversi paesi arroccati nel territorio incontaminato della regione.
In pochi anni si passò da Francesco Giuseppe a Mussolini e a causa della concorrenza della motorizzazione e delle strade che nel frattempo furono asfaltate venne deciso nel 1935 di dismetterla dopo soli 33 anni di onorato servizio.
Sul tracciato, tolte le rotaie, crebbero in decine di anni piante e alberi che la mimetizzarono completamente, ma grazie al particolare itinerario fra boschi e mezze colline la traccia restò fino al suo centenario quando balenò l’idea di ripristinare il percorso, ma questa volta per bici e pedoni. Dopo 10 anni di lavoro si è ottenuto un percorso suggestivo che pare esista da sempre e che si snoda armoniosamente nel territorio.
Il percorso è stato ribattezzato “Parenzana, Strada della Salute e dell’Amicizia” per sottolineare l’aspetto di condivisione del progetto fra tre stati sovrani: Italia, Slovenia e Croazia. La maggior parte della pista si trova sul territorio croato, ma soprattutto offre scorci paesaggistici assai vari e di grande effetto.
Dal primo e breve tratto iniziale in territorio italiano piuttosto piatto e monotono, si passa a quello sloveno altrettanto piatto che corre sul golfo di Pirano fino a Portorose.
Oltre la città iniziano le saline di Sicciole, che si lambiscono fino ad entrare in Croazia in prossimità di Salvore, conosciuta da tutti i naviganti per il suo faro, sempre d’epoca asburgica, che sovrappone l’origine romantica, voluto dal conte Metternich per incontrare una bella nobildonna locale, al primato di faro più antico del Mediterraneo.
Per la sua felice posizione, un promontorio che si allunga sul mare, l’area offre contorni differenti modellati dal mare. Da qui parte una bellissima pineta che scende verso Umago, a soli 9 chilometri.
La Parenzana invece da questo punto inizia blandamente a salire verso l’interno per andare a toccare i paesi dell’entroterra. Il primo è Buie che si raggiunge dopo 20 chilometri. È soltanto a 170 metri ma da là sembra di dominare tutto l’alto Adriatico che in giornate di sereno permette di vedere Trieste e Venezia.
La città è la prima che si incontra entrando in Croazia con l’auto e può essere considerata un ottimo punto di partenza intermedio se si intende fare un breve tratto, sia verso Salvore, che verso le altre località. Proprio la successiva, Grisignana, è una delle chicche istriane.  A soli 7 chilometri con 100 metri di ulteriore dislivello.
Il suo attuale fascino di paese in cima ad una sua collina, fu invece il suo limite che la portò al quasi totale abbandono negli anni 50-60. Negli ultimi venti anni c’è stato un’inversione di tendenza con lo stimolo a rioccuparla da parte di artisti con i loro atelier.
Oggi il paese gravita quasi esclusivamente intorno all’arte, alle gallerie e a chi vuole condividere una vita di meditazione e tranquillità, ad eccezione dell’estate dove avvengono frequenti performance musicali di vari generi, ma anche eventi adatti al turismo estivo.
Il paese va lentamente perlustrato per cogliere nei sassi di pietra bianchissima con i quali sono fatte le case, le scale, i selciati l’autenticità grezza del passato che mischia stili riconducibili a tante epoche.
Il rilassante panorama fatto di ripide colline coperte di ordinati uliveti, eccellente l’olio prodotto, e vigneti di malvasia, il vino istriano più apprezzato che accompagna le tipicità del territorio: prosciutto e formaggi, ma anche le qualità di pesce abbondantissimo e a buon mercato nei periodi di pesca adeguati (sogliole, scampi...).
Nei 12 chilometri in lieve discesa verso Portole il paesaggio alterna vigne e ulivi a boschi. Le strade sono lontane e i profumi sono puri. Il paese è piccolo e non totalmente integro come Grisignana, ma una sosta è obbligatoria per ammirare la loggia veneziana col lapidario (si passa proprio accanto), un autentico salto nel passato per l’ottima conservazione di quello che oggi definiremmo un lussuosissimo dehors.
Anche a Portole come nei paesi precedenti sono presenti numerosi ristoranti o le konobe (trattorie) che offrono piatti tipici di stagione a prezzi molto convenienti. In 7 chilometri di blanda e costante discesa si giunge a Livade, che non è la località più affascinante del percorso (poche case intorno ad un incrocio stradale), ma è compensata dalla vista frontale di Montona, un altro paese antico e ottimamente conservato, completamente costruito con la tipica pietra bianca istriana in cima ad una collina che domina la le valli intorno.
Montona è un paese pedonale che rende ancora più carica di fascino l’altra bellissima loggia veneziana, considerata la più bella dell’Istria. Si raggiunge dopo una camminata, sempre in salita, sulla strada principale del paese fatta di ciottoli antichi. Ai lati i portoni di case che fanno immaginare l’epoca dei Dogi.
L’ultimo ripido tratto conduce alla loggia dove la sensazione del salto nel tempo è netta. A poca distanza una silenziosa e ombreggiata piazza, che è anche il punto più alto della collina, fa intuire la vita della città nei secoli passati.
Una sosta qui è irrinunciabile per meditare o riposarsi o semplicemente bersi una schiumosa “pivo” locale, magari all’hotel Kastel, un boutique-bike hotel particolarmente sensibile ai bisogni dei ciclisti.
Anche Livade meriterebbe una sosta, non solo perché è in allestimento il Museo della Parenzana, ma per due eccellenze istriane qua ottimamente rappresentate: il miele e il tartufo.
L’apicoltore Jankovic è un appassionato produttore di decine di tipi di miele con propri alveari itineranti alla ricerca di fiori sbocciati in tutta la regione. Qui ha la sua sala di degustazione con i vasetti e tutti i derivati del miele, grappa compresa, pronti da portarsi via.
Nell’elegante costruzione accanto il ristorante Zigante, famoso e apprezzato in tutta l’Istria, offre per tutto l’anno un menù a base di tartufo da mettere imbarazzo nella scelta. Non è economico, ma è un’esperienza che nella vita andrebbe provata. La storia di Zigante è curiosa: come tanti altri cercatori di tartufo della zona, ricchissima sia del tipo nero che del pregiato bianco, mentre estraeva il tubero che il cane gli segnalava, scoprì che invece della taglia di una pallina si trattava di un melone, di oltre un chilo.
Un vero tesoro in tutti i sensi perché venne certificato dal Guinness dei primati come il tubero più grande di sempre, ma soprattutto perché fu l’inizio dell’attività professionale nel commercializzare tartufi in tutto il mondo, Italia compresa.
Ebbe anche l’idea vincente di aprire nella regione alcuni negozi monomarca dedicati al tartufo e alle eccellenze istriane. Il raffinato ristorante è stato il tocco di classe che attira in un paese senza troppo appeal i tanti turisti facoltosi e i buongustai che soggiornano in regione.
Però in Istria il tartufo è molto democratico: non si mangia solo in ristoranti stellati, ma anche in modeste konobe, soprattutto quelle della zona dove il ristoratore stesso è il cercatore che offre piatti gustosissimi a prezzi più che ragionevoli.
A Livade la Parenzana torna al livello del mare anche se Parenzo è a 37 chilometri di pista e c’è un colle di 270 metri da scalare. In cima ad esso Visinada, l’ultimo paese prima del ritorno sul mare.
Nella secolare cittadina le testimonianze architettoniche del passato sotto la Serenissima sono evidenti: una grande cisterna con due pozzi del diciottesimo secolo, un edificio con il leone veneziano del XV secolo in pietra scolpita e una divertente lastra di pietra con incise le tasse del porto fluviale poco sotto che dovevano essere pagate per il carico e lo scarico del legname, cereali e vino.
Nell’ultima discesa verso Parenzo la visione del mare è stimolante e rende ancor più facile l’avvicinamento. Per assaporare l’esperienza della Parenzana non è necessario percorrerla in maniera integrale, basta scegliere i percorsi più adatti alle proprie aspettative artistiche, naturalistiche e sportive.
Anche l’inizio dell’esplorazione della Parenzana è a propria scelta, prendendo come riferimento le principali città toccate che si possono raggiungere facilmente in auto.
Per rendere ancora meno complessa l’attività il
Sol Garden Istria a Umago offre, su richiesta, il servizio di trasferimento con le bici da e per l’albergo. Il pacchetto standard di 4 giorni di mezza pensione a 183 euro comprende anche una giornata al centro benessere, check-up e custodia bici.
Una piccola ma accogliente struttura in prossimità del percorso è “
Casa Romantica Parenzana” vicino a Buie: 50 euro per la mezza pensione al giorno con una vera cena gourmet e i consigli dell’albergatore, ottima guida bike.
Su Parenzo invece diversi alberghi con tariffe per tutte le esigenze della
catena alberghiera Valamar.


IN ISTRIA SI SVOLGE UNA SUGGESTIVA GRAN FONDO SE VOLETE SAPERNE DI PIU' CLICCATE QUI



INFO
www.parenzana.net
www.istria-bike.com
Info in lingua italiana
tel +385 52880088