14 Luglio 2011

Maratona dles Dolomites: 25 anni di crescita e innovazioni

La gran fondo dei Monti Pallidi ha festeggiato il suo quarto di secolo con una organizzazione come sempre impeccabile. Una manifestazione capace di crescere continuamente, di anticipare i tempi e di unire una professionalità tedesca ad un approccio umano

dal nostro inviato Fabrizio Lodi

CORVARA - Il ciclista svolta nell'ultimo curvone prima del traguardo di Corvara, si ingobbisce sul manubrio, lancia lo sprint e il cielo accoglie e accompagna il suo urlo di gioia nel rush finale. Sono le 16,25, il trevigiano Giuseppe Sorrenti Mazzocchi, il primo del lungo ha tagliato il traguardo, quasi cinque ore prima di lui. Ma a quel ciclista questo non importa nulla, lui è comunque un vincitore, la sua sfida l'ha vinta, quella di portare a termine la 25ª edizione della Maratona dles Dolomites.

Già la Maratona dles Dolomites domenica 10 luglio ha festeggiato impeccabilmente i suoi 25 anni di vita. Un quarto di secolo decisamente ben speso per una manifestazione che rappresenta l'alfiere del movimento granfondistico italiano per la sua capacità di rinnovarsi continuamente, di essere gestita al contempo in modo professionale e umano e di lanciare idee che poi fanno scuola. La prima volta che ho seguito come inviato di un giornale la Maratona era il 1993, si chiamava ancora "delle Dolomiti" era assolutamente ciclo-turistica, gli iscritti erano poco più di 3.000, il computer faceva allora le sue prime apparizioni, i chip non esistevano, la sede della distribuzione dei pettorali era presso l'Hotel Posta di Pedraces, il percorso lungo era diverso, non era nemmeno immaginabile la chiusura totale del traffico e a gestire il tutto erano i Tavella, padre e figlio, deus ex machina della gran fondo.

Ho poi avuto la fortuna di seguire per almeno una dozzina di volte la Maratona e ho visto crescere anno dopo anno i suoi numeri, cambiare i percorsi (da non dimenticare l'edizione con il terribile Passo Fedaia affrontato da Malga Ciapela), ho assistito al passaggio della gestione nelle mani del vulcanico Michil Costa, all'introduzione dei chip, alla vittoria della chiusura dei passi dolomitici alle auto, alla decisione del numero chiuso, alla costruzione di un team solido e perfettamente rodato.

La prova è diventata per un periodo gara per poi tornare ad abbracciare, giustamente secondo noi, uno spirito cicloturistico introducendo anzi norme severe per limitare la presenza di team infarciti di ex professionisti in cerca di facile gloria e di visibilità televisiva. Poi i grandi successi diciamo di marketing: la diretta televisiva di oltre cinque ore, la partecipazione di vip fino ad allora estranei al mondo della bici, il crescente interesse dei media di tutti i continenti... E ancora, la volontà di "usare" la Dolomites come veicolo per accendere un riflettore su grandi temi umanitari come le vicende del Dalai Lama, l'aiuto a chi ha bisogno di acqua, l'attenzione ai disabili... Insomma è cambiato tutto ma la serietà organizzativa, il piacere di pedalare in uno scenario unico al mondo, premiato dall'Unesco www.unesco.it, di stare in compagnia di ciclisti provenienti da ogni parte d'Italia e del mondo, di fermarsi in vetta a godere degli straordinari ristori. E' cambiato tutto ma oggi come 25 anni fa ogni ciclista che taglia il traguardo della Maratona continua a lanciare il suo urlo di gioia.